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Quando convengono i pannelli bifacciali

Immagine del redattore: Mario Grosso
Mario Grosso
4 set
Tempo di lettura: 4 min

I pannelli bifacciali catturano luce sia dalla superficie frontale sia da quella posteriore, trasformando in energia anche la radiazione riflessa da terreno, coperture e superfici circostanti. Per chi vuole ridurre le bollette e rendere un immobile più autonomo, questa tecnologia può essere una scelta molto efficace.Capire le condizioni che ne favoriscono la resa aiuta a investire con criterio, evitando promesse generiche e scegliendo un impianto progettato sulle esigenze della casa.

Come funzionano i pannelli bifacciali

In un modulo bifacciale, le celle sono in grado di generare elettricità anche sul lato posteriore. La luce che arriva da dietro non è in genere diretta come quella frontale: proviene dai riflessi dell'ambiente, una componente chiamata albedo. Una superficie chiara riflette più luce di una scura. Ghiaia bianca, membrane di copertura chiare, pavimentazioni luminose e neve possono aumentare la quantità di radiazione ricevuta sul retro. Al contrario, un tetto scuro, una posa aderente alla falda o ombre frequenti riducono il contributo posteriore fino a renderlo marginale. La struttura del modulo è pensata proprio per questo scopo. Spesso il retro è protetto da vetro anziché da una tradizionale pellicola opaca, così la luce può raggiungere le celle da entrambi i lati.

Quanto producono in più?

In condizioni favorevoli, il guadagno rispetto a moduli monofacciali può essere significativo, ma non esiste una percentuale valida per ogni abitazione. È più utile ragionare sulle variabili che determinano la resa aggiuntiva. La prima è la distanza tra pannello e superficie sottostante. Se il modulo è sollevato e il retro rimane libero di ricevere luce, il potenziale aumenta. La seconda è il colore e la capacità riflettente della superficie. La terza è l'assenza di ostacoli: parapetti, comignoli, vegetazione e moduli disposti troppo vicini possono limitare l'illuminazione posteriore. In pratica, i pannelli bifacciali esprimono il loro valore soprattutto su tetti piani, pergole fotovoltaiche, pensiline, carport e installazioni a terra. Su una falda inclinata tradizionale, con moduli molto vicini alla copertura, il beneficio può essere più contenuto.

Il dato che conta: la produzione annuale stimata

Due impianti con la stessa potenza possono produrre quantità diverse di energia nel corso dell'anno. Orientamento, inclinazione, ombreggiamenti, ventilazione, temperatura e consumi della famiglia incidono tutti sul risultato. La produzione extra dei moduli bifacciali ha valore solo se è utilizzabile. Se l'energia viene prodotta nelle ore in cui la casa consuma poco, una batteria di accumulo può aumentare l'autoconsumo e ridurre il prelievo dalla rete nelle fasce serali.

Dove i pannelli bifacciali sono più indicati

Un tetto piano con una guaina chiara è uno dei casi più interessanti. I moduli possono essere montati su strutture inclinate e distanziati dalla superficie, lasciando entrare luce sul retro. Anche il corretto interasse tra le file è decisivo: bisogna evitare che un pannello faccia ombra a quello successivo nelle ore più produttive. Le pensiline offrono un'altra opportunità concreta. Un carport fotovoltaico, per esempio, protegge l'auto e produce energia. Se il suolo sottostante è chiaro e la struttura è progettata senza schermare il lato posteriore, la bifaccialità può contribuire in modo misurabile alla produzione. Lo stesso vale per pergole e coperture di spazi esterni, dove il modulo può avere anche una funzione architettonica. Nelle installazioni a terra, il margine di progettazione è ancora maggiore. Altezza da terra, inclinazione, distanza tra le file e trattamento della superficie possono essere ottimizzati. Su tetti a falda, invece, il confronto deve essere più selettivo. Se la posa avviene con un'intercapedine adeguata e la copertura riflette una parte della luce, il modulo bifacciale può dare un contributo. Se il retro resta quasi completamente schermato, potrebbe essere più razionale privilegiare moduli monofacciali di qualità.

Non basta il pannello: servono struttura e progettazione

La bifaccialità cambia il modo in cui va pensato l'impianto. Una struttura di supporto con traversi troppo invasivi può ombreggiare il retro delle celle. Anche cavi, morsetti e sistemi di fissaggio devono essere scelti e posizionati con attenzione. Sono dettagli tecnici, ma possono incidere sulla resa reale nel corso degli anni. In una ristrutturazione, può essere il momento giusto per coordinare il fotovoltaico con impermeabilizzazione, isolamento termico e climatizzazione, evitando lavori duplicati in futuro. L'ombreggiamento merita un capitolo a parte. Un'ombra piccola ma ricorrente può ridurre la produzione di una stringa, anche con moduli molto efficienti. L'analisi deve considerare non solo la situazione attuale, ma anche la crescita degli alberi, nuovi edifici vicini e gli elementi presenti sul tetto. Quando necessario, ottimizzatori o una configurazione elettrica dedicata possono migliorare la gestione dei moduli esposti a condizioni diverse.

Fotovoltaico bifacciale e accumulo: una scelta coordinata

La capacità non va scelta per eccesso. Una batteria troppo piccola può saturarsi presto, una troppo grande può restare inutilizzata per lunghi periodi. Bisogna analizzare consumi annuali, profilo orario, presenza di pompa di calore, abitudini della famiglia e potenza dell'impianto. Le batterie agli ioni di sodio sono una delle opzioni da valutare quando si cercano sicurezza, lunga durata e materiali con un profilo di sostenibilità avanzato con soluzioni che raggiungono il 95% di riciclabilità e superano i 6.000 cicli. Anche l'efficienza dell'involucro edilizio conta. Una casa meglio isolata richiede meno energia per riscaldarsi e raffrescarsi, quindi valorizza ogni chilowattora autoprodotto. Materiali evoluti come l'aerogel permettono di intervenire dove lo spazio è limitato, contribuendo a ridurre dispersioni senza opere eccessivamente invasive.

Le domande da fare prima di scegliere

Prima di installare moduli bifacciali, conviene chiedere quale sarà il guadagno stimato sul proprio immobile e su quali dati si basa. È utile capire come verranno gestite ombre, distanza dalla copertura, fissaggi, peso e manutenzione. Anche l'eventuale sostituzione dell'inverter, l'integrazione con l'accumulo e la gestione delle pratiche devono essere chiari fin dall'inizio. AS Eudiaspora affronta questo percorso con un modello chiavi in mano: analisi dei consumi, selezione della tecnologia, progettazione, installazione con operatori certificati e gestione delle pratiche. L'obiettivo non è proporre sempre la stessa configurazione, ma rendere la transizione energetica comprensibile e concreta per ogni abitazione.

 
 
 

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