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Cosa si intende per zona climatica nel calcolo della produzione fotovoltaica

Immagine del redattore: Mario Grosso
Mario Grosso
3 giorni fa
Tempo di lettura: 5 min

Una stima della produzione fotovoltaica credibile non parte solo dalla potenza dei pannelli, ma dal luogo in cui verranno installati. Capire cosa si intende per zona climatica nel calcolo della produzione fotovoltaica serve proprio a evitare promesse generiche: due impianti identici, montati su due tetti diversi, possono produrre quantità di energia molto differenti durante l’anno.

Zona climatica e produzione fotovoltaica: cosa significa davvero

La zona climatica descrive le condizioni meteorologiche tipiche di un territorio: sole disponibile, temperature, nuvolosità, piogge, umidità e stagionalità. Nel calcolo della produzione fotovoltaica, indica l’insieme dei dati locali che permette di stimare quanta radiazione solare raggiungerà i moduli nel corso dell’anno. Non basta quindi sapere se una casa è “al Nord” o “al Sud”. Una località collinare, una pianura con frequenti nebbie invernali, una costa ventilata e un’area urbana soggetta a ombreggiamenti presentano condizioni diverse, anche a pochi chilometri di distanza. C’è inoltre una distinzione utile. In Italia le zone climatiche dalla A alla F sono una classificazione normativa usata soprattutto per definire i periodi di accensione degli impianti di riscaldamento e valutare il fabbisogno energetico degli edifici. Sono molto rilevanti quando si progetta una pompa di calore, un isolamento o un sistema ibrido, ma non determinano da sole la resa dei pannelli solari. Per il fotovoltaico, la progettazione considera invece dati meteo e solari puntuali della posizione dell’immobile. Le fasce climatiche A-F possono offrire un primo orientamento, ma non sostituiscono un calcolo basato su coordinate geografiche, orientamento del tetto e ostacoli reali.

I dati che trasformano una località in una stima di produzione

La variabile centrale è l’irraggiamento solare, cioè l’energia del sole ricevuta in una determinata area in un periodo di tempo. Viene generalmente espressa in kilowattora al giorno. Maggiore è l’irraggiamento sul piano dei moduli, maggiore sarà la produzione potenziale dell’impianto. Questa informazione, però, va letta insieme ad altri fattori. La zona climatica nel calcolo della produzione fotovoltaica non è un’etichetta fissa, ma una fotografia tecnica del contesto in cui l’impianto lavora.

Irraggiamento orizzontale e irraggiamento sul tetto

Le banche dati solari riportano spesso l’irraggiamento su una superficie orizzontale. I pannelli, però, raramente sono installati in orizzontale. Un tetto inclinato e orientato verso sud intercetta il sole in modo diverso rispetto a una falda esposta a est, ovest o nord. Il software di progettazione converte quindi il dato locale nell’irraggiamento effettivo sul piano dei moduli. In una casa con tetto est-ovest, per esempio, la produzione annua può essere leggermente inferiore a quella di una falda esposta a sud, ma la generazione risulta più distribuita tra mattino e pomeriggio.

Temperatura: più sole non significa sempre massima efficienza

I moduli fotovoltaici producono energia con la luce, non con il calore. Quando la loro temperatura aumenta molto, l’efficienza elettrica diminuisce. Per questo un impianto installato in una zona molto soleggiata e calda può avere un ottimo potenziale annuo, ma subire perdite nelle ore estive più torride. Il progetto deve considerare la temperatura media, i picchi stagionali e la ventilazione sotto i pannelli. Una posa corretta, con lo spazio necessario alla circolazione dell’aria, contribuisce a limitare il surriscaldamento.

Nuvolosità, nebbia e stagionalità

La quantità di sole non è distribuita in modo uniforme nei dodici mesi. In molte aree del Nord Italia una parte importante della produzione si concentra tra primavera ed estate, mentre in inverno le giornate più corte, la nebbia o la copertura nuvolosa riducono la generazione. Nel Centro-Sud la disponibilità solare annua è mediamente più alta e più regolare, ma anche qui il profilo di produzione cambia con il territorio. Una stima seria non comunica soltanto il totale annuale: mostra come l’energia verrà prodotta mese per mese. È questo confronto con i consumi reali della famiglia a rendere il preventivo utile.

Quanto cambia la resa tra una zona e l’altra?

A parità di potenza installata, un impianto ben progettato nel Sud Italia tende a produrre più energia su base annua rispetto a uno nel Nord. La differenza può essere significativa, ma non autorizza calcoli approssimativi. Un tetto meridionale libero da ombre in una zona settentrionale può superare, nella pratica, un impianto installato male in un’area più soleggiata. Come riferimento indicativo, in molte zone italiane un impianto da 1 kWp può produrre all’incirca tra 1.100 e 1.600 kWh all’anno. Il valore esatto dipende dalla località, dalla falda, dalle perdite di sistema e dalle ombre.

Le variabili che la zona climatica non può spiegare da sola

I dati climatici sono essenziali, ma non bastano. Durante un sopralluogo tecnico occorre verificare gli elementi che possono modificare la produzione prevista in modo anche rilevante:

  • l’orientamento e l’inclinazione della copertura;

  • le ombre provocate da comignoli, abbaini, alberi, parapetti o edifici vicini;

  • lo spazio disponibile e lo stato strutturale del tetto;

  • il tipo di moduli, inverter e cablaggi scelti;

  • eventuali perdite dovute a sporco, temperature elevate e disallineamenti tra pannelli.

Le ombre meritano un’attenzione particolare. Non conta soltanto se un albero oscura il tetto a mezzogiorno: conta per quanto tempo, in quale stagione e su quale parte del campo fotovoltaico. Un’ombra nelle ore centrali di una giornata invernale può incidere meno di un’ombra ricorrente nelle ore produttive di primavera ed estate.

Dal dato climatico al dimensionamento giusto per la casa

Una volta stimata la produzione, il passaggio decisivo è confrontarla con il profilo di consumo dell’abitazione. Una famiglia che usa energia soprattutto la sera avrà esigenze diverse da chi lavora spesso da casa, possiede un’auto elettrica o utilizza una pompa di calore. Qui l’accumulo può essere utile, ma va dimensionato sulla base dei dati reali. In una zona con molta produzione estiva e consumi serali elevati, una batteria può aumentare sensibilmente la quota di energia autoprodotta utilizzata in casa. In presenza di bassi consumi notturni o di produzione invernale limitata, una capacità eccessiva potrebbe non essere sfruttata a dovere. Le batterie agli ioni di sodio rappresentano una soluzione interessante per chi cerca accumulo con una prospettiva di sostenibilità concreta: sono riciclabili fino al 95% e progettate per una lunga vita utile. Ad ogni ciclo ,grazie al dod al 90%,la batteria permette di risparmiare circa €0.30 rispetto alla pari al litio...moltiplicandolo almeno per 365(stima moolto prudente)si capisce quanto può risparmiare solo con un diverso tipo di accumulo. Se poi aggiungiamo anche che l'inverter durante l'inverno è in grado di incamerare corrente in f3 e permettere di non alzare i kw del contatore, si ottiene un risparmio reale base di almeno €250 l'anno.

Come riconoscere una simulazione affidabile

Una proposta chiara dovrebbe indicare la potenza dell’impianto, la produzione annua stimata, il dettaglio mensile, le ipotesi su orientamento e ombreggiamenti, le perdite considerate e la quota prevista di autoconsumo. Dovrebbe inoltre separare la produzione tecnica dal risparmio economico: sono collegati, ma non sono la stessa cosa. AS Eudiaspora parte proprio dall’analisi dell’immobile e dei consumi per coordinare tecnologia, installazione e pratiche in un unico percorso. La scelta va sul miglior vantaggio che può trarne il cliente andando a ricercare il miglior rapporto qualità/prezzo sul mercato.

 
 
 

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